The wonderful world of Ganjela

Non accontentarti dell'orizzonte, cerca l'infinito. (Jim Morrison)
domenica, 02 marzo 2008

Il matrimonio di Butter e Fly

butterfly

                                                   A. Pallacci Butterfly's mariage


Nell'eden del paese di Nonsoddove era la notizia del giorno: Butter e Fly si sposano!
Tutto venne sistemato per le feste: fiori, rugiada e profumi vennero distribuiti un po' dappertutto; colori, coriandoli e arcobaleni davano calore e gioia; i battiti d'ala erano un tocco di classe.
Tutte le damigelle di Fly danzavano nel più azzurro dei cieli, spargendo polvere di stelle sulle teste dei damerini invitati alla cerimonia. Tutti gli amici di Butter distribuivano polvere di diamanti sul percorso nuziale.
Arrivarono i due protagonisti danzando e volteggiando; volarono insieme e si posarono, come da tradizione, sulla foglia più grande del tulipano più bello. Si scambiarono le ali e la promessa di amarsi anche il giorno dopo, anzi…giorno dopo giorno.
A quel punto tutti gli ospiti si levarono in aria, ballarono fino all’alba, urlarono di gioia, brillarono come lucciole, svolazzarono lasciando scie colorate nella fresca brezza notturna di una notte nel giardino dell’eden.

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categoria: sperimantale, 23esimo piano


venerdì, 29 febbraio 2008

Era solo nostaligia


Un giorno il ricordo bussò alla porta della memoria;

la memoria aprì, lo riconobbe e lo fece entrare.
Parlarono a lungo e piano, piano...
il ricordò si trasformò in malinconia e poi in tristezza.
La tristezza creò una lacrima,
che attraversò il viso e annegò nella bocca,
provocando un sorriso dolente.
Era solo nostalgia!

Ascoltando "Noi due stupidi" di Giorgio Gaber
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categoria: riflessioni, sperimantale


giovedì, 07 febbraio 2008

... o forse no?

Morta una gatta se ne fa un’altra…o forse no!?
Beh fatto sta che è morta, è riuscita a perdere 9 vite in poco tempo: cazzo è un record.
Ogni giorno ci provava a sopravvivere, ma un noi senza io e un io senza noi non ha ragion d’essere, e allora piano.
piano
ha cominciato a meditare la fine,
fine senza scampo…
                                                                                            o forse no?!
E’ in agonia, non è ancora morta l’ultima vita,
non è ancora morta,
non è ancora morta.
Le basterà un massaggio cardiaco... o forse no.
Le basterà un po’ di attenzione… o forse no.
Le basterebbe un io con un noi e un noi con un io e un tu.

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giovedì, 07 febbraio 2008

Voglio un mondo...

Vorrei un mondo soffice e leggero come il cotone,
ma fiero di sè come l'ottone
Vorrei un mondo con le ali,
che voli sopra i malumori dei miei eguali.
Vorrei un mondo senza conflitti,
un mondo senza derelitti.
Vorrei un mondo in bianco e nero,
Con tutte le sfumature che possano contenere.
Sogno un mondo di sognatori,
che lo riempano di colori.
Credo in un mondo più paziente,
e la testa indipendente.
Voglio un mondo più onesto,
Voglio un mondo che non sia questo...
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giovedì, 24 gennaio 2008

Gentlecat


                                                                                                       Gentlecat    A. Pallacci


Un uomo di successo, sì: decisamente un uomo di successo!
Aveva tutto: soldi, donne, macchine e ville...una vita da favola! Occhi da gatto, sguardo intrigante e avvolgente, movenze lente e affascinanti: cadevano tutti ai suoi piedi, così, come se ipnotizzasse.
Di notte i suoi occhi si illuminavano, divenivano gialli, lucidi, penetranti, ma non intimoriva, anzi dava sicurezza come un faro nella notte. Sembrava quasi dovesse compiere un compito speciale sulla terra: lui così diverso, così amato... STRANO!
Una vita difficile alle spalle trasformata con tanta forza di volontà in una vita invidiabile, piena di gioie, di successi, di vittorie.
Di giorno uomo,
di notte gatto!
Sotto il sole parole,
al chiaror di luna fusa!
La classe era il suo punto di forza: passo felino e deciso, sguardo alto e sicuro, movimenti soffici e delicati, andatura elegante. Un'orgia per i sensi!
Ben inserito nella società bene londinese, affascnava quelli del suo rango con discorsi interessanti,  voce calda, bassa ma comprensibile, e accento un po' snob ma usato con sicurezza e partecipazione. Uno come lui poteva permetterselo.
Casanova con le donne, dolce, sensibile e amabile aveva una schiera di fanciulle pronte a servirlo, doveva solo scegliere. E sceglieva bene il nostro Don Giovanni: una alla settimana, sempre tra le più belle. Si divertiva un po' e poi, facendo loro quattro fusa, le convincenva che non eran fatti l'un per l'altra e le abbandonava così, con nonchalance, senza troppi drammi.
Amava dormire a terra su grandi cuscini ed era attirato da tutto ciò che avesse una forma sferica o ovidale. Giocava con ogni tipo di aggeggio tondo e si divertiva a farlo rotolare da un lato all'altro di un quasiasi piano, passandoselo da una mano all'altra, come fossero zampine animali.
Uomo di mondo, puntava in alto, con professionalità e tenacia. Scaltro come una tigre, sagace come un gatto, ingegnoso come un felino sapeva sempre dove colpire:
dove faceva più male se necessario,
dove faceva più bene preferibilmente.
Buono ma non fesso;
Agile ma non pugile;
Abile e non disabile;
Furbo ma mai furto.
Credibile e anche incredibile.
Gentlecat
era proprio un gatto a tutto tondo, ma anche un uomo a mezzo giro, o forse un ibrido tutto intero!
Chi lo sa...?
Forse si... o forse no!
Sicuramente era un gentleman
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domenica, 13 gennaio 2008

Giochi isotopici: il sognatore di buchi

Isotopia: "un insieme di categorie semantiche ridondanti che rendono possibile la lettura uniforme di una storia"  (Greimas)

Lui era un bel uomo: Affascinante! Alto! Prestante!
Diceva di essere uno straniero, ne andava fiero, lo urlava a gran voce e ne faceva motivo di orgoglio.
Raccontava sempre che nel suo Paese, di là dalle sue parti, c'era una strana festa, in cui tutti si divertivano a cercare dei buchi. La luce nei suoi occhi era irridescente quando racccontava divertenti aneddoti e simpatici avvenimenti, che capitavano durante la difficile ricerca .
Ricordo: un giorno raccontò di una donna che intenta ad esplorare attentamente il territorio per cercare un buco, non si accorse che davanti a sè si presentava un burrone. Finì col caderci dentro... Si fece un po' male, ma la gioia di aver trovato un così grande buco, le impedì di sentire dolore! 
Spesso raccontava il caso di un bambino, che trovando un pozzo e non sapendo come farci arrivare il suo babbo senza spostarsi da lì, per non farlo occupare da chissàcchì, decise di buttarcisi dentro e cominciare ad urlare finchè qualcuno
 si accorgesse di lui. In questo modo il padre allarmato dall'accaduto si sarebbe precipitato al pozzo e avrebbe trovato anche lui il suo buco. Così fu, il papà fece i salti di gioia e si complimentò con il figlio per il sagace stratagemma!
Può sembrare tutto molto folle, ma per gli abitanti di quello strano Paese lontano la Festa della ricerca dei buchi era molto importante.
Il bel uomo aveva molta nostalgia del suo Paese e soprattutto della bella Festa dei buchi. Cominciò a sognare, ogni volta che dormiva, ma anche ad occhi aperti, innumerevoli buchi: quelli più strani, quelli più belli, quelli più spaziosi e anche quelli più stretti. Era diventata un'ossessione ormai!
Un giorno, di notte mentre dormiva, sognò un buco, ma non era il solito sogno ossessivo, era un sogno strano...
Sognò che un buco lo avvolgeva delicatamente, era stretto ma non fastidioso, anzi era addirittura piacevole. Nel sogno si accorse che quel particolare buco, che non avrebbe saputo come definire, si confaceva alla perfezione con le sue fattezze, lo accoglieva con strane pulsioni, ma non lo respingeva, tutt'altro: sembrava volesse trattenerlo. Era caldo e soffice, un po' peloso all'esterno ma molto comodo all'interno.
Uno strano piacere lo colse d'improvviso; si svegliò di soprassalto, si guardò intorno e abbassando lo sguardo comprese il significato profondo del sogno: era la prima volta che...
...dormiva in un sacco a pelo!

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venerdì, 14 dicembre 2007

Abenobashi in parallelo


Io (Arumi)
Sognatrice,ottimista, determinata e sicura. Sempre sull'orlo dello scazzo, ma con un filo di ironia nascosto. Un buon sesto senso, che non guasta mai, utile nei mondi paralleli del quartiere commerciale Abenobashi. Dolce nei giusti momenti, con le palle in quelli sbagliati, cioè quando girano. Già donna, ma ancora bambina; sorridente e aperta a nuove esperienze, divisa tra il desiderio di tornare a casa e la volontà di rimanere in  mondi in cui perdersi.


Lui (Sasshi)
Bimbo un po' cresciuto, amante delle donne, ops... cioè delle tette, simpatico combinaguai, tenero e folle. Affascinato dal contesto, qualsiasi contesto, riuscirebbe a perdersi anche in minuzie, in particolari inutili per la gente comune, ma di grossa importanze ai suoi occhi. Maldestro e apparentemente insofferente, ama perdersi senza ritorno nei suoi universi, quelli paralleli del quartiere Abenobashi, i luoghi in cui vorrebbe andare. Buffo e scapestrato farebbe tenezza anche ad un cane bastonato.


Noi (LemonCinno e Gatta)
Viaggiamo senza sapere il perchè in mondi meravigliosi, in speciali costruzioni distorte della realtà. Ridiamo insieme per ogni cazzata, giochiamo per intere ore senza preoccuparci del tempo che scorre, per poi accorgerci di essere sempre in ritardo e stupircene. Aspettiamo tempi migliori, abbracciati nella luce di un incendio divampante e uniamo i nostri calori per raggiungere lo spazio creato solo per noi, per attraversare le galassie e salutare le stelle da vicino. Ci culliamo nel tepore di un letto surriscaldato dalla passione; vediamo, piano piano, ricostrursi la realtà intorno a noi e se possiamo la fuggiamo di nuovo, racchiusi in quell'abbraccio liberatorio. E poi: - LemonCinno? - Che c'è? - Mi piacciono i tuoi occhi di terra!
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venerdì, 30 novembre 2007

Vivi e lascia vivere

Vivi e lascia vivere...

Troppe convenzioni sociali, troppe menate da dover seguire: e l'etica e la morale e la tradizione, i costumi, i buoni propositi e le varie cazzate che la società civile (?) ci impone.

IO VOGLIO TORNARE NELLA GIUNGLA, RIPORTATEMI NELLA GIUNGLA (scusa Frank per il furto, ti pagherò i diritti!!!).
Vorrei tornare allo stato brado, scimmiesco: nessun obbligo sociale o morale, solo istinto, solo passioni, impulsi.
Perchè non possiamo essere noi stessi? Perchè? Perchè? Perchè?

R-ESiSTERE R-ESISTERE R-ESISTERE

You make me feel so high, you make me fly away...
You make me feel so sad too.

Puoi essere come vuoi.
Non voglio cambiare nessuno.
Tanto meno te che mi vai a genio così.

Vivi e lascia vivere...

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lunedì, 26 novembre 2007

Lei si chiama Grunge

"Grunge is dead"...
...are you sure???


Si dice che la musica sia l'apoteosi dell'arte. Già Platone ai suoi tempi considerava la musica come l'arte sublimee anche Nietzsche non si risparmiò a lodare la bellezza del suo incanto, soprattutto esaltando quella del suo amico Wagner.
Oggi forse ha perso un po' del suo potere, un po' del suo fascino, a causa della sua grande e forse esagerata diffusione, dell'esplosione della musica pop.
Ma sottoterra ribolle ancora il suo grande potenzioleemotivo e un giorno esploderà come un vulcano incazzato nero.
Sì, perchè c'è ancora chi coltiva la sua passione e giorno dopo giorno la rafforza, fa in modo che cresca, che viva dentro di sè, che scorra nelle sua vene.
E non parlo solo di chi fa musica, ma anche di l'ascolta, lasciondosi trasportare dalle emozioni, facendosi cullare dalle note che, una dopo l'altra, sono in grado di farci naufragare in universi paralleli, in meravigliosi mondi incantati.
E ognuno ha la propria musica, una per ogni momento: una per sognare, una per amare, una per incazzarsi, per sfogarsi, per piangere, per ridere, per volare...
Insomma una per ogni sentimento o stato d'animo.
Ecco, per me ce n'è una particolare, indispensabile nei momenti tristi, ma piacevole anche in quelli felici; Lei si chiama
GRUNGE.
Potrei perdermi ascoltandola e seguendo le note mi immergo nelle sue melodie, nella profondità della sua malinconia, lasciando che mi penetri dentro, che mi stravolga come nel migliore dei trip.
E allora mi abbandono al calore melodico di Nutshell degli Alice in chains, chiudo gli occhi e viaggio: rosso-bianco-nero... i colori che vedo, occhi-labbra-mani di chissà quale sconosciuto e immagino un uomo in bianco e nero, col cilindro, che rimbalza di nota in nota; forse piange, ma è felice di danzare ubriaco di musica, di quella voce che si insinua sottopelle e scava fino alla colonna vertebrale... ed proprio da lì che parte il brivido.
"Don't let the days go by..."
Glycerine risuona nella mia stanza, mi emoziona, mi costringe a fermare la penna e a tuffarmi in un universo di note, ad emozionarmi al dolce suono rauco di quella voce, a nuotare in quel soffice mare di melodia e in quel triste canto,
quasi lamento,
quasi pianto.
E così anche per Swallowed e Bonedriven, sempre loro, sempre i B.U.S.H., sempre quella chitarra, quei violini.
Tutto in crescendo: aumenta il volume→aumenta il brivido, l'emozione, e il viaggio si fa più intenso, più lungo, più piacevole, più tutto.
"My girl, my girl tell me where didi you sleep last night..."
L'apice lo raggiungo con lui, il Dio del Grunge: Kurt Cobain (o Kurdt Kobain, chissà come preferirebbe?!).
La sua voce mi penetra dentro, mi eccita, mi consuma l'anima e proprio in quel momento, con quel suo acuto "He's the one, who likes all the pretty songs ..." potrei avere un orgasmo.
Volo, sogno, piango, vibro... e ormai sono su un altro pianeta, ho raggiunto il
NIRVANA: sento di non aver bisogno di nient'altro, nient'altro che la sua voce, la batteria di Dave Grohl e il basso di Chris Novoselic.
E' un miracolo: il miracolo della musica.
E' un dono: il dono del Grunge.
E anche se il Grunge è morto con lui, il Grunge vivrà per sempre nella sua voce, in quei suoi occhi ormai spenti che si aprirono all'improvviso sul palco dell'Unplugged, emozionandomi come un pugno nello stomaco.
Forse è masochismo, ma ascoltare Grunge mi porta su una nuvola e anche se sono felice è inevitabile che la mia anima tremi, vacilli in un tornado di emozioni, in un tunnel di malinconia.

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categoria: musica, the wonderful world of ganjela, sperimantale


martedì, 20 novembre 2007

Così uguali...così diversi


STELLAR

Meet me in outer space

WE could spend the night;
Watch the earth come up.
I've grown tired of that place;
Won't you come with me?
WE could start again.

How do you do it?
Make me feel like I do.
How do you do it?
It's better than I ever knew.

Meet me in outer space.
I will hold you close, if you're afraid of heights.
I need you to see this place, it might be the only way
That I can show you how
It feels to be inside of you.

How do you do it?
Make me feel like I do.
How do you do it?
It's better than I ever knew.
How do you do it?
Make me feel like I do.

You are stellar x 2

How do you do it?
Make me feel like I do.
How do you do it?
It's better than I ever knew.
How do you do it?
Make me feel like I do.
How do you do it?
Make me feel like I do

(da Make yourself, Incubus)



Mi piace per la sua spontaneità, la sua contagiosa allegria, la sua genialità camuffata da finta stupidità, il suo tratto artistico inconfondibile, la sua naturale tendenza alla trasgressione, i suoi capelli arruffati, i suoi occhietti arrossati senza nessun apparente motivo, il suo calore corporeo, il suo spirito ironico, il suo bel sorriso, la sua capacità di stupirsi per le piccole cose, la sua semplicità a volta esagerata, il colore dei suoi occhi, la delicatezza delle sue rozze mani, le mille idiozie che escono dalla sua bella bocca, il suo sensuale labbro inferiore, la sua immensa generosità, la sua profonda e sicera umiltà, il battito accelerato del suo cuore, le sue grosse spalle che danno sicurezza, il suo umorismo bizzarro, i suoi rassicuranti abbracci, la sua ostentata dolcezza, la sua simpatica auto-ironia, il suo atteggiamento del tipo faccio-solo-quello-che-mi-va, le sue piccole buffe manie, il suo strano modo di corteggiare e fare complimenti, le sue ridicole espressioni, la sua smemorata memoria, il fascino della sua follia...
Ma detesto profondamente il suo innato spirito borghese: dire sempre ciò che conviene dire, fare davanti alla gente solo ciò che conviene, ciò che è opportuno fare, rendere l'ipocrisia un piacevole dovere, nascondere sempre e ad ogni costo il lato marcio ( cos'è marcio? chi lo decide?) disonorevole e ridicolo di sè davanti agli altri.
Ma cosa vuoi che me ne fotta degli altri?
A me piaci così come sei...
Così uguali...così diversi.
Due mondi opposti, un carattere simile.
Ti voglio bene bel uomo!
postato da Ganjela alle ore 19:09 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: sperimantale


Chi sono

Utente: Ganjela
Una matrioska: c'è sempre una Ganjela più piccola da scoprire, dentro ogni altra.


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