"Grunge is dead"...
...are you sure???
Si dice che la musica sia l'apoteosi dell'arte. Già Platone ai suoi tempi considerava la musica come l'arte sublimee anche Nietzsche non si risparmiò a lodare la bellezza del suo incanto, soprattutto esaltando quella del suo amico Wagner.
Oggi forse ha perso un po' del suo potere, un po' del suo fascino, a causa della sua grande e forse esagerata diffusione, dell'esplosione della musica pop.
Ma sottoterra ribolle ancora il suo grande potenzioleemotivo e un giorno esploderà come un vulcano incazzato nero.
Sì, perchè c'è ancora chi coltiva la sua passione e giorno dopo giorno la rafforza, fa in modo che cresca, che viva dentro di sè, che scorra nelle sua vene.
E non parlo solo di chi fa musica, ma anche di l'ascolta, lasciondosi trasportare dalle emozioni, facendosi cullare dalle note che, una dopo l'altra, sono in grado di farci naufragare in universi paralleli, in meravigliosi mondi incantati.
E ognuno ha la propria musica, una per ogni momento: una per sognare, una per amare, una per incazzarsi, per sfogarsi, per piangere, per ridere, per volare...
Insomma una per ogni sentimento o stato d'animo.
Ecco, per me ce n'è una particolare, indispensabile nei momenti tristi, ma piacevole anche in quelli felici; Lei si chiama GRUNGE.
Potrei perdermi ascoltandola e seguendo le note mi immergo nelle sue melodie, nella profondità della sua malinconia, lasciando che mi penetri dentro, che mi stravolga come nel migliore dei trip.
E allora mi abbandono al calore melodico di Nutshell degli Alice in chains, chiudo gli occhi e viaggio: rosso-bianco-nero... i colori che vedo, occhi-labbra-mani di chissà quale sconosciuto e immagino un uomo in bianco e nero, col cilindro, che rimbalza di nota in nota; forse piange, ma è felice di danzare ubriaco di musica, di quella voce che si insinua sottopelle e scava fino alla colonna vertebrale... ed proprio da lì che parte il brivido.
"Don't let the days go by..."
Glycerine risuona nella mia stanza, mi emoziona, mi costringe a fermare la penna e a tuffarmi in un universo di note, ad emozionarmi al dolce suono rauco di quella voce, a nuotare in quel soffice mare di melodia e in quel triste canto,
quasi lamento,
quasi pianto.
E così anche per Swallowed e Bonedriven, sempre loro, sempre i B.U.S.H., sempre quella chitarra, quei violini.
Tutto in crescendo: aumenta il volume→aumenta il brivido, l'emozione, e il viaggio si fa più intenso, più lungo, più piacevole, più tutto.
"My girl, my girl tell me where didi you sleep last night..."
L'apice lo raggiungo con lui, il Dio del Grunge: Kurt Cobain (o Kurdt Kobain, chissà come preferirebbe?!).
La sua voce mi penetra dentro, mi eccita, mi consuma l'anima e proprio in quel momento, con quel suo acuto "He's the one, who likes all the pretty songs ..." potrei avere un orgasmo.
Volo, sogno, piango, vibro... e ormai sono su un altro pianeta, ho raggiunto il NIRVANA: sento di non aver bisogno di nient'altro, nient'altro che la sua voce, la batteria di Dave Grohl e il basso di Chris Novoselic.
E' un miracolo: il miracolo della musica.
E' un dono: il dono del Grunge.
E anche se il Grunge è morto con lui, il Grunge vivrà per sempre nella sua voce, in quei suoi occhi ormai spenti che si aprirono all'improvviso sul palco dell'Unplugged, emozionandomi come un pugno nello stomaco.
Forse è masochismo, ma ascoltare Grunge mi porta su una nuvola e anche se sono felice è inevitabile che la mia anima tremi, vacilli in un tornado di emozioni, in un tunnel di malinconia.